Il covo di Matteo Messina Denaro è stato individuato dai carabinieri del Ros e dalla Procura di Palermo. Si trova a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, nel paese del favoreggiatore Giovanni Luppino, finito in manette insieme al boss. Il nascondiglio, di proprietà di Andrea Bonafede, è situato nel centro abitato. La perquisizione del covo è durata tutta la notte, dopo ore di ricerche. Al suo interno, per ora sono stati rinvenuti oggetti di lusso, viagra, vestiti firmati e profumi ricercati ma non armi. I carabinieri stanno cercando il nascondiglio dell’archivio che, secondo molti pentiti, contiene la risposta a molti dei segreti della stagione delle stragi.

Il titolare è Andrea Bonafede – Alla perquisizione ha partecipato personalmente il procuratore aggiunto Paolo Guido, che da anni indaga sul padrino di Cosa nostra. L’edificio è stato setacciato palmo a palmo ed è risultato essere intestato ad Andrea Bonafede, lo stesso titolare della carta d’identità falsa utilizzata da Messina Denaro. Bonafede, di professione geometra, avrebbe parlato con i pm facendo alcune ammissioni: avrebbe detto di conoscere Messina Denaro fin da quando era ragazzo, e di essersi prestato a comprare, con i soldi del padrino, la casa in cui questi ha passato l’ultimo anno. Ora l’uomo è indagato per associazione mafiosa.

Nel covo da almeno 6 mesi – “Matteo Messina Denaro abitava qui da almeno sei mesi. Un appartamento, ben ristrutturato, che testimonia che le condizioni economiche del latitante erano buone. Arredamento ricercato, di un certo tenore, non di lusso ma di apprezzabile livello economico”. Così Bottino ha parlato del covo. “Perquisizioni e accertamenti sono ancora in corso. Stiamo rilevando la presenza di tracce biologiche, di eventuali nascondigli o intercapedini dove può essere stata nascosta della documentazione. Un lavoro per il quale occorreranno giorni”, ha aggiunto il comandante.

A pochi chilometri dal paese natale di Messina Denaro  Centro di 11mila abitanti in provincia di Trapani, Campobello è il paese di Giovanni Luppino, l’uomo che, lunedì, ha accompagnato il capomafia alla clinica Maddalena dove è scattato il blitz. Campobello è a soli 8 chilometri da Castelvetrano, paese di origine di Messina Denaro e della sua famiglia. Al momento dell’arresto, è stato reso noto, il super boss aveva addosso due cellulari e un’agenda bordeaux che sono subito stati sequestrati. 

Covo nel pieno centro del paese  Il covo perquisito si trova in vicolo San Vito (ex via Cv31), in pieno centro a Campobello di Mazara. Alle operazioni ha preso parte il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e ora è presidiato dai carabinieri. Alle 8:30 sul posto sono arrivati gli uomini del Reparto investigazioni scientifiche di Messina che stanno passando al setaccio l’abitazione. Sul posto anche il capitano dei carabinieri della compagnia di Mazara del Vallo, Domenico Testa. Messina Denaro viveva in una casa che negli ultimi mesi, dopo il trasferimento dei proprietari, era rimasta disabitata.

La perquisizione  L’individuazione del covo e la sua perquisizione sono tappe fondamentali nella ricostruzione della latitanza del capomafia. E non solo. Diversi pentiti hanno raccontato che il padrino trapanese era custode del tesoro di Totò Riina, documenti top secret che il boss corleonese teneva nel suo nascondiglio prima dell’arresto, fatti sparire perché la casa, a differenza di ora, non venne perquisita.